Intercettazioni di conversazioni o comunicazioni di un Parlamentare: Procedura per la richiesta di autorizzazione all’utilizzabilità ed ipotesi diverse

In tema di intercettazioni delle comunicazioni dei parlamentari [legge 20 giugno 2003 n. 140], possono verificarsi tre diverse ipotesi. In primo luogo, è possibile che il magistrato voglia sottoporre ad intercettazione le conversazioni e le comunicazioni telefoniche del parlamentare [cosiddette intercettazioni dirette]: in tal caso, egli deve chiedere e ottenere la preventiva autorizzazione da parte della camera di appartenenza ed evidentemente si tratta di un’ipotesi irrealistica, giacché il parlamentare, sapendo prima che le proprie utenze sono intercettate, si guarderà bene dal dire qualcosa di penalmente rilevante a suo carico. In secondo luogo, si può verificare il caso in cui il magistrato voglia sottoporre ad intercettazione le conversazioni e le comunicazioni non del parlamentare, ma di suoi interlocutori abituali, come un familiare o membri del suo staff (cosiddetto intercettazioni indirette “mirate”): anche in tal caso il giudice deve chiedere e ottenere l’autorizzazione preventiva da parte della camera di appartenenza. Infine, il magistrato, nell’intercettare un soggetto terzo, si può imbattere nella conversazione “occasionale” tra questi e un parlamentare (cosiddette intercettazioni indirette “casuali” o “fortuite”): per utilizzare il contenuto di tali intercettazioni contro il parlamentare (o anche solo i tabulati telefonici), il giudice deve chiedere l’autorizzazione, in questo caso successiva, alla camera di appartenenza. Piuttosto, perché una intercettazioni possa essere definita “fortuita”, la causalità dell’intercettazione deve essere accertata con riferimento a molteplici parametri costituiti: a) dalla tipologia dei rapporti intercorrenti tra il parlamentare ed il terzo sottoposto a controllo; b) dall’attività criminosa oggetto di indagine; c) dal numero di conversazioni intercorse tra il terzo e il parlamentare; d) dall’arco di tempo della captazione; e) dal momento in cui sono sorti indizi a carico del parlamentare.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione Penale, Sezione III,con pronuncia del 29 novembre 2019-4 marzo 2020 n. 8795